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Archivio per la categoria: Galleria Fotografica

Dietro le Quinte – Uri Caine trio

Dietro le Quinte – 30 aprile 2019 – Un grande finale di stagione, al Teatro Comunale di Monfalcone, dove, in concomitanza con l’International Jazz Day, abbiamo assistito al concerto di un trio formato da straordinari musicisti , che abbiamo avuto anche il piacere di incontrare nel foyer , ascoltandoli dialogare con il “ nostro” direttore artistico, Federico Pupo. Uri Caine dapprima e poi anche, intervenuti a sorpresa, MarK Helias e Clarence Penn, ci hanno naturalmente parlato del valore e del gusto di improvvisare, uscendo dagli schemi rigidi della musica classica. Anche se Caine, rispondendo a Pupo ( che tale tema ha particolarmente a cuore )  ha detto di  non riuscire ad immaginare che tipo di jazzista sarebbe potuto diventare  Bach, ma che certamente i musicisti del suo tempo improvvisatori lo erano. Uno omaggio all’Italia , non solo al suo vino ed al suo cibo, ma anche al piacere di far musica davanti ad un pubblico attento e preparato (anche in piccoli centri, come Monfalcone ) è venuto da tutti e tre i musicisti. Uri Caine, sempre a proposito del nostro paese,  ha fatto poi uno spiritoso riferimento a certe possibili pressioni dei politici, alle quali però per uno straniero, che può fingere di non capire, è più facile resistere….Pupo lo ha ripreso nelle conclusioni, auspicando che la politica abbia coscienza del nostro patrimonio culturale e “ lo frequenti” (auspicio che naturalmente non si può che condividere). Assolutamente “da frequentare” il concerto, durante il quale il pianoforte di Caine, il contrabbasso di Helias e la batteria di Penn , richiamando anche le modalità esecutive e la raffinatezza della musica “ classica”, si sono alternati e fusi così meravigliosamente, da far “dubitare” che ciò sia principale frutto di improvvisazione….evidentemente dietro e dentro ci stanno, oltre a tanta passione e grandissimo talento, pure  moltissimo studio e tanto lavoro. Al pubblico, entusiasta, sono stati regalati tre generosissimi bis. Grazie davvero!

Dietro le Quinte – Sestetto Stradivari –

Dietro le Quinte – 15 aprile 2019 – Prima dell’esibizione del Sestetto Stradivari , Mauro Masiero, musicologo (che, oltre a presentare il concerto, ha redatto la scheda di sala), dialogando con Federico Pupo, direttore artistico della stagione musicale del teatro comunale di Monfalcone, è partito dalla Vienna di prima del disastro della grande guerra che, ormai già nel novecento, segna però di fatto la fine di quel mondo ottocentesco al quale, pur se molto diversi, entrambi i pezzi in programma, i Sestetti per archi n. 2 op. 36 di Johannes Brahms e Verklärte Nacht op.n.4 di Arnold Schönberg, ancora appartengono. Di queste somiglianze e differenze e di altro ancora, compatibilmente con la brevità del tempo a sua disposizione, Masiero ci ha diffusamente parlato (rinviamo, per tali aspetti, alla lettura della scheda di sala). Rispondendo alla domanda di Pupo sulle motivazioni dell’incomprensione, da parte dei suoi contemporanei , del lavoro di Schönberg, Masiero ha sostenuto di ravvisarle nelle novità del linguaggio musicale, pur se ancora lontano dal successivo totale abbandono delle regole della musica tonale , ma anche, convenendo con Pupo, nella non appartenenza dell’autore al mondo accademico. Non molto diversamente per Brahms, che a quel mondo accademico apparteneva e che, pur ampliandoli, dentro i confini dello stile classico rimase, ed il quale però, a proposito del sestetto, venne pure criticato per una sua certa “leggerezza” e modernità. Piacevole il riferimento conclusivo alla formazione , in questo caso il sestetto, per il quale la disposizione degli strumenti è importante, dato che gli archi risuonano anche tra di loro e comunicano in maniera fisica, con le risonanze (….ma a proseguire il discorso si sconfinerebbe nella Fisica e sarebbe dunque tutta un’altra storia). Molto bello ed apprezzato dal pubblico il concerto del sestetto Stradivari , che ci ha regalato come bis l’allegretto moderato del Souvenir de Florence di Tchaikovsky, per voler rimanere, ci è stato detto, nel tema dell’amore per una donna, anche, ma non in tutti e tre i casi, platonico.

Dietro le Quinte – PSS PSS

Dietro le Quinte – 13 aprile 2019 – Piccolo nell’organico, ma gran, anzi grandissimo,  finale di stagione al comunale di Monfalcone con il “ pss pss “ della compagnia Baccalà di Camilla Pessi e Simone Fassari, coraggiosi, bravissimi, poetici artisti, che si cimentano in quella ancor giovane forma di spettacolo, il nouveau cirque, che negli anni settanta del secolo scorso nasce, specie tra Francia, Belgio e Spagna, sulle ceneri del circo tradizionale. Roberta Sodomaco così ha iniziato la sua presentazione, per poi passare a raccontarci la storia dei due, catanese lui, svizzera lei, formatisi entrambi alla prestigiosa Accademia Teatro Dimitri ed insieme dal 2004. Come di consueto, Sodomaco ci ha indicato le sue parole chiave , con le quali definire e leggere lo spettacolo : semplicità, poesia, cinema, tenerezza, (cui vanno aggiunte quelle di precisione , raffinatezza, fisicità ed espressività corporea, uso drammaturgico della musica).  Spettacolo semplice, minimalista, ma non per questo meno potente; poetico, come un verso  di Ungaretti o un  haiku giapponese , mentre il paragone che ci è stato fatto per il famoso, grande Cirque du Soleil sono I Sepolcri di Foscolo…e non c’è dubbio, ci ha detto Sodomaco,  sulle proprie preferenze. In quanto al cinema, impossibile non leggervi i plot narrativi e le atmosfere del grande cinema muto, quello di Charlie Chaplin, Buster Keaton o, non più muto, ma che ne evoca lo stile, di Jacques Tati. Roberta Sodomaco ha concluso con una lunga serie di ringraziamenti , da ultimo rivolgendosi al pubblico, senza il quale il teatro, agorà, luogo di dialogo, apertura  ed incontro, non può esistere. Ed il pubblico più vasto, ne siamo certi, ma anche l’Associazione Per il Teatro di Monfalcone, non può non rivolgere un ringraziamento forte a Roberta, della quale conosce ed apprezza la professionalità e la passione.  Lo spettacolo cui abbiamo assistito ha pienamente realizzato e dimostrato le “ parole chiave”, scatenando grande entusiasmo nel pubblico, come d’altra parte già accaduto in 600 repliche nei cinque continenti.  Un ottimo finale di stagione !

 

I Virtuosi italiani e Teofil Milenkovic

Dietro le Quinte – 5 aprile 2019 – Amabile conversazione, nel foyer del Comunale di Monfalcone, tra Alberto Martini, primo violino concertatore  de “I Virtuosi Italiani”  e Federico Pupo, il quale ha ancora una volta sottolineato la bellezza e validità di qualsiasi tipo di musica, purché bene eseguita, quale nota caratteristica di questa stagione musicale, da lui curata. Martini ci ha poi parlato della propria orchestra, che grazie alla perfetta reciproca conoscenza ed affiatamento dei suoi componenti suona senza direttore, dell’influenza che sulle esecuzioni, proprio per questo mai uguali, hanno i luoghi e le reazioni del pubblico, della sua conoscenza, fin da quand’era un bambinetto che a sette-otto anni già eseguiva i capricci di Paganini, del giovanissimo e talentuoso violinista Teofil Milenkovic. Rispetto al programma della serata, ha sottolineato il valore straordinario delle opere di Nino Rota, naturalmente non solo musiche da film,  ha ricordato  che il giorno prima ricorrevano i 156 anni della prima esecuzione dell’Introduzione e Rondò e capriccio  di Camille Saint-Saëns ; inoltre, che  sono stati i Virtuosi a cercare e trovare una versione del Poème di Ernest Chausson eseguibile senza direttore e che il pezzo in programma di Michael Nyman è stato scritto in versione suite per orchestra d’archi proprio per loro. Si può dire che abbiamo poi assistito non ad uno, ma a due concerti : la prima parte  di impronta classica, con l’esibizione , assieme all’orchestra, di Teofil Milenkovic , il quale, dall’alto della sua bravura e della sua giovinezza, si è scusato con il pubblico per non aver preparato due, ma “ solo” un bis….il capriccio n. 24 di Paganini; la seconda , nella quale l’esecuzione di notissime colonne sonore   (oltre a pezzi di Astor Piazzolla ) è stata accompagnata dalla proiezione di altrettanto celebri immagini dei relativi film , creando, in particolare per quelle in bianco e nero di Frankenstein Junior , un curioso effetto di accompagnamento dal vivo , di super lusso,  di cinema muto. La serata,       già generosissima , si è conclusa con due fuori programma, sempre musiche da film. Quasi scontati i ripetuti applausi del pubblico.

 

Gino Paoli e Danilo Rea – Due come noi che…..

Dietro le Quinte – 1 aprile 2019 –  Danilo Rea, durante la sua chiacchierata nel foyer del comunale di Monfalcone con Federico Pupo, partendo dai suoi esordi con il jazz ancora fresco di diploma di pianista classico, per poi passare all’apertura alla musica “ leggera” ed alla collaborazione con tutti o quasi i maggiori interpreti della canzone italiana d’autore, ha sostenuto che la musica pop di oggi è peggiorata e non più paragonabile a quella dei cantautori da lui amati fin da bambino, primo fra tutti Domenico Modugno. E, ammesso che ce ne fosse bisogno, ce ne siamo ben resi conto assistendo al concerto di questo straordinario duo. Danilo Rea, infatti, ha magnificamente accompagnato un grande Gino Paoli, intenso, dalla voce che  prevalentemente sussurra e recita, ma che a tratti anche si dispiega ( e fin qui credo ce lo aspettassimo), ma pure comunicativo ed ironico ( e forse questo non ce lo aspettavamo) , arrivando a rivolgersi al pubblico in bisiaco, quel  dialetto che ancora lo lega al luogo in cui non solo è nato, ma dove è più volte ritornato sulle tracce di un passato lontano, ma non dimenticato. Così come  inaspettato è stato il pezzo iniziale, quel “ Una furtiva lacrima “ , al quale sono seguiti , oltre alle canzoni del suo repertorio, quelle di colleghi cantautori italiani, amici ormai scomparsi (“…se ne vanno sempre i buoni” ) , ma anche omaggi alla canzone napoletana classica ( O sole mio e Passione) ed una divertita incursione nella canzone francese (  Que reste-t-il de nos amours ). Tre generosi bis, pubblico giustamente entusiasta.

 

Oblivion e La Bibbia….

Dietro le Quinte – 26 /3/2019 – Paolo Quazzolo ha presentato gli Oblivion e questa loro Bibbia riveduta e scorretta, partendo dal racconto della storia del gruppo, iniziata alla “The Bernstein School Of Musical Theatre” di Bologna, dove ci si prepara per  un genere, il musical, che non fa parte della tradizione teatrale italiana, ma che tuttavia oggi  ha il merito di sfornare bravi professionisti, apprezzati anche all’estero. La carriera degli Oblivion, passata dal web alla televisione, ma rimasta fedele al teatro, con quest’ultima messa in scena fa un ulteriore salto di qualità, passando da spettacoli  costruiti come collage di pezzi di storie e canzoni altrui ad una storia unica e compiuta ed a brani di nuova creazione (ben22), che evocano moltissimi generi  musicali , passati ed attuali.  Alla base di uno spettacolo sicuramente divertente, parodia della bibbia, c’è stato un serio lavoro di studio del testo sacro e se la parodia, come ci ha detto Quazzolo, capovolge le situazioni non solo allo scopo di divertire, ma anche di  far  vedere quali sono i meccanismi , letterari e tecnici dell’oggetto parodiato ed alla fine  farci riflettere sui suoi contenuti, bisogna dire che questo spettacolo centra l’obiettivo , riuscendo anche, pur nelle trovate più strabilianti, a rimanere rispettoso e non offensivo. Uno spettacolo, insomma,  delizioso, che ha meritatamente raccolto i moltissimi applausi del pubblico. Il 27 si replica.

Dietro le Quinte – Animali da bar –

Dietro le Quinte – 19 marzo 2019 – Animali da bar – L’introduzione di Roberta Sodomaco ha, meritatamente,  suscitato vivo interesse nel numeroso pubblico presente nel foyer per questo “ Animali da bar” , della compagnia Carrozzeria Orfeo, che ha ormai doppiato i 10 anni di attività, nascendo nel 2007 da un gruppo di allievi dell’accademia Nico Pepe di Udine. Il comunale di Monfalcone, avendone ospitato altri lavori, si è molto presto innamorato del loro teatro, caustico, cattivo, spietatamente ironico. E molti altri ancora sono stati gli aggettivi che Sodomaco ha usato per definire una compagnia ed una drammaturgia che  contrappongono  termini apparentemente antitetici, fin dalla scelta del nome, che è un piccolo manifesto della loro poetica, volendo  esprimere la concretezza del lavoro artigiano della Carrozzeria ed il lirismo del canto di Orfeo. Ma  la fisicità della  interpretazione, la durezza delle storie , dei contesti sociali , la grevità del linguaggio sono, più che contrapposti, intrecciati con la disperata umanità di personaggi nevrotici e soli, protagonisti  di quella che gli stessi autori definiscono una “ commedia umana della contemporaneità”. Uno spettacolo  segnato da un sarcasmo tragicomico, nel quale convivono disperazione e divertimento, estremamente comico e comicamente estremo. La definizione, però,  forse inaspettata, ma assolutamente pertinente che Sodomaco ha dato di questo ed altri lavori della compagnia è stato quella di “ teatro classico”, per come viene concepito e scritto, per le scelte registiche e le soluzioni scenografiche , lontano dalle suggestioni rarefatte , evanescenti di un certo teatro di ricerca, squisitamente e solidamente teatrale…sul quale si innesta certamente una voglia di raccontare il mondo parossistica ed estrema. Di tutto ciò ha avuto assoluta conferma il numeroso pubblico in sala, che ha caldamente e lungamente applaudito i bravissimi attori.

Dietro le Quinte – Il costruttore Solness –

Dietro le Quinte – 12 marzo 2019 – Il costruttore Solness – o, come Mario Brandolin ci ha detto citando Scipio Slataper , “ La caduta dell’ultimo sogno”. E’ così, infatti, che il critico e regista teatrale ha iniziato il suo incontro nel foyer del teatro comunale di Monfalcone , accennando alla tesi di laurea dello scrittore triestino , che ha definito essere tuttora lo studio più illuminato su Henrik Ibsen. Dopo essersene allontanato con rancore, nel 1890 il drammaturgo norvegese torna nel suo paese , acclamato e pacificato. Ma così proprio non dovette essere, se egli , dopo il ritorno e fino al 1898 diede alle stampe 4 drammi , tra cui, appunto “ Il costruttore Solness”, pervasi dal simbolismo, testimoni della insoddisfazione per l’incompletezza della propria vita, definita dallo stesso autore “ una lunga settimana di passione”. Quattro lavori che, diversamente dai suoi “ drammi borghesi”, sono stati e sono poco rappresentati, proprio perché molto difficili . Il lavoro messo in scena da Alessandro Serra, con un grande Umberto Orsini nel ruolo del protagonista, il quale ha costruito le proprie fortune sulle macerie delle vite delle persone a lui più vicine e che ora, da vecchio, ha un rancoroso timore dei giovani, ha molti rimandi ad episodi della vita reale del suo autore e può far intravvedere (come sostenuto dalla scrittrice Mary McCarthy) molti parallelismi tra lo sviluppo della poetica di Ibsen e l’attività del costruttore, che passa dalle chiese alle case per gli uomini , ma che fallisce proprio nella creazione del “castello in aria” rivendicato dalla sua “principessa”, interpretata da una brava Lucia Lavia.Grazie a Mario Brandolin per la sua preziosa introduzione ! Il 13 si replica.

 

Accademia d’Archi Arrigoni, Gloria Campaner,Tamsin Waley Cohen,Nataša Trċek

Dietro le Quinte – 8 marzo 2019 – Veramente un bel concerto questo dell’8 marzo: festa della donna e festa della musica con “Dafne” di Mario Pagotto, in prima assoluta, partitura che non ha deluso le attese, impreziosita dall’intensa interpretazione di Gloria Campaner, Tamsin Waley Cohen e Nataša Trċek, magnifico “trio concertante” di voce, violino e pianoforte, accompagnate dall’Accademia d’Archi Arrigoni diretta dal maestro Domenico Mason. Serata di qualità che il pubblico non ha mancato di apprezzare e di commentare molto favorevolmente all’uscita.
Già l’incontro nel foyer prometteva un evento speciale. Il Direttore artistico Federico Pupo ha stimolato la pianista Gloria Campaner sul tema “prima esecuzione di una composizione di un musicista presente” mentre il compositore Mario Pagotto (presente, appunto) ha raccontato la genesi di questa opera con lontane radici ai tempi dei suoi studi classici e della quale ha composto anche il testo, intenso e drammatico, che si stempera tuttavia nel finale “che il buio si sciolga, si dilegui”. Gloria ha definito l’orchestra d’archi “bravissimi” e veramente è stato  un piacere ascoltare questo complesso – la maggior parte ragazzi – fusi e compatti attorno al loro maestro che ha creato un insieme ed un suono veramente interessante, protagonisti dell’iniziale Suite di Grieg.  Fresco, vivo e trascinante, infine, il concerto in re minore del giovanissimo Mendelssohn che ha visto nuovamente in scena orchestra e soliste al violino e pianoforte.
Quindi grazie a tutti per questa bella serata.

 

 

 

 

 

 

Dietro le Quinte – Tempo di Chet –

Dietro le Quinte – 28 febbraio 2019 – In un foyer affollato, Roberta Sodomaco ha fatto una documentata presentazione di“ Tempo di Chet. La versione di Chet Baker”  , all’inizio giocando con la “ parola chiave” da dare allo spettacolo, ricordando quella di “ seduzione” assegnata a “Novecento” e scegliendo alla fine la parola “ mito”. Entrambi gli spettacoli, ha detto, sono accomunati dalla fusione di parola e musica , ma se in Novecento è la parola a farsi musica, qui è il suono a farsi parola. Perché “ mito” ? Perché la storia del protagonista è epica e la sua parabola, ascesa e declino, volo e caduta è esemplare di qualsiasi storia epica, anche se qui l’eroe  (come anche in Novecento) non arriva alla fine ad alcun traguardo positivo , avendo però scelto di vivere la vita che ha vissuto…Molte, poi,  le note biografiche su Chet Baker che Roberta ci ha offerto. Il sottotitolo dello spettacolo , ha sottolineato, è importante, perché nel racconto si vuol far emergere la versione dei fatti del suo protagonista e ci ha augurato di avere, alla fine della serata, una nostra personale visione dei fatti. In sala moltissimo pubblico ; superfluo commentare la bravura di Paolo Fresu , ma anche dei suoi musicisti.