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Archivio per la categoria: Galleria Fotografica

Dietro le Quinte – Animali da bar –

Dietro le Quinte – 19 marzo 2019 – Animali da bar – L’introduzione di Roberta Sodomaco ha, meritatamente,  suscitato vivo interesse nel numeroso pubblico presente nel foyer per questo “ Animali da bar” , della compagnia Carrozzeria Orfeo, che ha ormai doppiato i 10 anni di attività, nascendo nel 2007 da un gruppo di allievi dell’accademia Nico Pepe di Udine. Il comunale di Monfalcone, avendone ospitato altri lavori, si è molto presto innamorato del loro teatro, caustico, cattivo, spietatamente ironico. E molti altri ancora sono stati gli aggettivi che Sodomaco ha usato per definire una compagnia ed una drammaturgia che  contrappongono  termini apparentemente antitetici, fin dalla scelta del nome, che è un piccolo manifesto della loro poetica, volendo  esprimere la concretezza del lavoro artigiano della Carrozzeria ed il lirismo del canto di Orfeo. Ma  la fisicità della  interpretazione, la durezza delle storie , dei contesti sociali , la grevità del linguaggio sono, più che contrapposti, intrecciati con la disperata umanità di personaggi nevrotici e soli, protagonisti  di quella che gli stessi autori definiscono una “ commedia umana della contemporaneità”. Uno spettacolo  segnato da un sarcasmo tragicomico, nel quale convivono disperazione e divertimento, estremamente comico e comicamente estremo. La definizione, però,  forse inaspettata, ma assolutamente pertinente che Sodomaco ha dato di questo ed altri lavori della compagnia è stato quella di “ teatro classico”, per come viene concepito e scritto, per le scelte registiche e le soluzioni scenografiche , lontano dalle suggestioni rarefatte , evanescenti di un certo teatro di ricerca, squisitamente e solidamente teatrale…sul quale si innesta certamente una voglia di raccontare il mondo parossistica ed estrema. Di tutto ciò ha avuto assoluta conferma il numeroso pubblico in sala, che ha caldamente e lungamente applaudito i bravissimi attori.

Dietro le Quinte – Il costruttore Solness –

Dietro le Quinte – 12 marzo 2019 – Il costruttore Solness – o, come Mario Brandolin ci ha detto citando Scipio Slataper , “ La caduta dell’ultimo sogno”. E’ così, infatti, che il critico e regista teatrale ha iniziato il suo incontro nel foyer del teatro comunale di Monfalcone , accennando alla tesi di laurea dello scrittore triestino , che ha definito essere tuttora lo studio più illuminato su Henrik Ibsen. Dopo essersene allontanato con rancore, nel 1890 il drammaturgo norvegese torna nel suo paese , acclamato e pacificato. Ma così proprio non dovette essere, se egli , dopo il ritorno e fino al 1898 diede alle stampe 4 drammi , tra cui, appunto “ Il costruttore Solness”, pervasi dal simbolismo, testimoni della insoddisfazione per l’incompletezza della propria vita, definita dallo stesso autore “ una lunga settimana di passione”. Quattro lavori che, diversamente dai suoi “ drammi borghesi”, sono stati e sono poco rappresentati, proprio perché molto difficili . Il lavoro messo in scena da Alessandro Serra, con un grande Umberto Orsini nel ruolo del protagonista, il quale ha costruito le proprie fortune sulle macerie delle vite delle persone a lui più vicine e che ora, da vecchio, ha un rancoroso timore dei giovani, ha molti rimandi ad episodi della vita reale del suo autore e può far intravvedere (come sostenuto dalla scrittrice Mary McCarthy) molti parallelismi tra lo sviluppo della poetica di Ibsen e l’attività del costruttore, che passa dalle chiese alle case per gli uomini , ma che fallisce proprio nella creazione del “castello in aria” rivendicato dalla sua “principessa”, interpretata da una brava Lucia Lavia.Grazie a Mario Brandolin per la sua preziosa introduzione ! Il 13 si replica.

 

Accademia d’Archi Arrigoni, Gloria Campaner,Tamsin Waley Cohen,Nataša Trċek

Dietro le Quinte – 8 marzo 2019 – Veramente un bel concerto questo dell’8 marzo: festa della donna e festa della musica con “Dafne” di Mario Pagotto, in prima assoluta, partitura che non ha deluso le attese, impreziosita dall’intensa interpretazione di Gloria Campaner, Tamsin Waley Cohen e Nataša Trċek, magnifico “trio concertante” di voce, violino e pianoforte, accompagnate dall’Accademia d’Archi Arrigoni diretta dal maestro Domenico Mason. Serata di qualità che il pubblico non ha mancato di apprezzare e di commentare molto favorevolmente all’uscita.
Già l’incontro nel foyer prometteva un evento speciale. Il Direttore artistico Federico Pupo ha stimolato la pianista Gloria Campaner sul tema “prima esecuzione di una composizione di un musicista presente” mentre il compositore Mario Pagotto (presente, appunto) ha raccontato la genesi di questa opera con lontane radici ai tempi dei suoi studi classici e della quale ha composto anche il testo, intenso e drammatico, che si stempera tuttavia nel finale “che il buio si sciolga, si dilegui”. Gloria ha definito l’orchestra d’archi “bravissimi” e veramente è stato  un piacere ascoltare questo complesso – la maggior parte ragazzi – fusi e compatti attorno al loro maestro che ha creato un insieme ed un suono veramente interessante, protagonisti dell’iniziale Suite di Grieg.  Fresco, vivo e trascinante, infine, il concerto in re minore del giovanissimo Mendelssohn che ha visto nuovamente in scena orchestra e soliste al violino e pianoforte.
Quindi grazie a tutti per questa bella serata.

 

 

 

 

 

 

Dietro le Quinte – Tempo di Chet –

Dietro le Quinte – 28 febbraio 2019 – In un foyer affollato, Roberta Sodomaco ha fatto una documentata presentazione di“ Tempo di Chet. La versione di Chet Baker”  , all’inizio giocando con la “ parola chiave” da dare allo spettacolo, ricordando quella di “ seduzione” assegnata a “Novecento” e scegliendo alla fine la parola “ mito”. Entrambi gli spettacoli, ha detto, sono accomunati dalla fusione di parola e musica , ma se in Novecento è la parola a farsi musica, qui è il suono a farsi parola. Perché “ mito” ? Perché la storia del protagonista è epica e la sua parabola, ascesa e declino, volo e caduta è esemplare di qualsiasi storia epica, anche se qui l’eroe  (come anche in Novecento) non arriva alla fine ad alcun traguardo positivo , avendo però scelto di vivere la vita che ha vissuto…Molte, poi,  le note biografiche su Chet Baker che Roberta ci ha offerto. Il sottotitolo dello spettacolo , ha sottolineato, è importante, perché nel racconto si vuol far emergere la versione dei fatti del suo protagonista e ci ha augurato di avere, alla fine della serata, una nostra personale visione dei fatti. In sala moltissimo pubblico ; superfluo commentare la bravura di Paolo Fresu , ma anche dei suoi musicisti.

Regalo di Natale

Dietro le Quinte – 23.2.2019 – Mario Brandolin presenta Regalo di Natale, lo spettacolo tratto dall’omonimo film di Pupi Avati. Il 24 si replica.

Effetto Mozart/ Dietro le Quinte

Dietro le Quinte – 18/02/2019 – E’ stato, questo, il primo concerto del progetto triennale che, dopo quello dedicato a Bach e prima ancora a Beethoven, vedrà eseguito tutto il repertorio mozartiano per violino ed orchestra. Nel foyer, hanno incontrato il pubblico Federico Pupo, direttore artistico e Sonig Tchakerian, bravissima violinista che ha anche diretto l’Orchestra di Padova e del Veneto, la quale invece ha eseguito i pezzi per sola orchestra senza direttore.  I due hanno molto liberamente dialogato per una mezz’ora intensa, spaziando dal programma della serata alle caratteristiche più in generale della musica di Mozart, cosi apparentemente semplice ed invece tanto difficile da eseguire e che ancora stupisce con la sua limpida profondità, passando da accenni alla diversità del far musica per la registrazione piuttosto che per il pubblico, secondo  Tchakerian , la prima, impresa più difficile stressante e meno affascinante ed altre considerazioni ancora sul rapporto tra direttore ed orchestra, sulla necessità di una maggiore attenzione per la cultura nel nostro paese, dove pur c’è una generazione di giovani  musicisti bravissimi e molto motivati…..Le cadenze per questo concerto sono state scritte da Giovanni Sollima e lo si è ben avvertito durante l’esecuzione, molto apprezzata dal pubblico. Come bis, forse quale omaggio alle sue origini, Sonig Tchakerian ha eseguito un suggestivo “ Canto dei pastori armeni del Caucaso”.

Dietro le Quinte – Coma quando fiori piove –

Dietro le Quinte – 15/02/2019 – Roberta Sodomaco , prima di “ Coma quando fiori piove”,  ha esordito dicendo che, con questo spettacolo, approda a Monfalcone un piccolo pezzo di Milano, che emerge anche dalla  variegata ed eclettica biografia  di Walter Leonardi , autore, assieme a Carlo Giuseppe Gabardini, nonchè regista ed interprete, assieme ai bravi Flavio Pirini, Alice Redini e Paola Tintinelli, della piece vincitrice nel 2017 del festival „ I teatri del sacro“. Non è facile, ha proseguito, coniugare il tema della morte con la comicità e l‘ ironia senza rischiare di cadere nel greve e nel volgare, eppure il teatro ci riesce e ci sono riusciti benissimo Leonardi e Gabardini, scegliendo la semplicità della parola e la sua intrinseca poesia ed offrendoci non tanto nostalgiche malinconie sul passato, quanto un’ammonizione sul futuro e sul come impiegare al meglio gli anni che ci stanno ancora davanti. Il 16 si replica.

In queto silenzio…

Dietro le Quinte – 08 febbraio 2019 – nel foyer del teatro comunale di Monfalcone, Paolo da Col e Nazzareno Carusi , dialogando con Federico Pupo, ci hanno amabilmente intrattenuti , prima dello spettacolo Discorso a due „ In queto silenzio“. Carusi e Da Col, non triestini, ma che a Trieste hnno lavorato a lungo, hanno  intrecciato, ai commenti sulle opere in programma,  anche qualche ricordo derivante dalla conoscenza personale dei loro autori , tutti docenti di composizione al conservatorio tirestino ed appartenenti a quell’ambiente artistico e culturale del novecento, ma ancora, come ci ha detto Da Col richiamando Vito Levi,  così rivolto  all‘800 musicale e letterario. Intellettuali , quelli,  frequentatori assidui di librerie , salotti, conservatori…. dove si parlava di tutto e che hanno fatto la vita culturale di Trieste. Una tradizione tuttora viva,  ha sostenuto Carusi, alla quale Federico Gon si aggancia perfettamente quando,  quasi mettendosi dietro le quinte e creando una sorta di colonna sonora,  ha coraggiosamente musicato „L’infinito“, anche  per celebrare così l’anniversario leopardiano. Pupo ha concluso confessando  di aver voluto che lo spettacolo si tenesse in questi giorni della memoria,  in cui si ribadisce la necessità di ricordare e riflettere, ma come azione culturale di cui riappropriarsi tutti.

 

Dietro le Quinte- L’importanza di chiamarsi Ernesto (…o essere Franco, Onesto, Probo ?)

Dietro le Quinte – 5 febbraio 2019 – nel foyer del teatro comunale di Monfalcone, Luisa Vermiglio ci ha presentato „ L’importanza di chiamarsi Ernesto „ ( ….Franco, Onesto, Probo ?) , capolavoro ancora pienamente attuale . Luisa ha raccontato di Oscar Wilde, della vita dell’uomo, dei suoi grandi successi e della terribile caduta, del suo , indiscusso e discusso genio artistico, delle  sue sensibilità e sentimenti forti, delle cattiverie ed ipocrisie della società sua contemporanea.  Tutto ciò, ci ha detto Luisa, sta al centro anche della commedia , nell’allestimento della compagnia Teatro dell’Elfo, ultimo frutto di un suo percorso di studio e rappresentazione di altri lavori di Oscar Wilde.  Abbiamo poi assistito ad uno spettacolo la cui cifra, più che la critica graffiante e l’assurdo, che pure ovviamente ci sono, è una divertita e divertente leggerezza. Bravi gli attori, ma magnifico è e rimane il testo, del quale non va perduta nemmeno una battuta. In sala, molti studenti, attenti e divertiti : benissimo! Il 6 si replica, sia lo spettacolo che l’incontro nel foyer.

Dietro le Quinte con Riccardo 3, l’avversario

Dietro le Quinte – 22/23 gennaio 2019 – Prima dello spettacolo “ Riccardo 3”– Luisa Vermiglio ce ne ha parlato , iniziando dall’inquadrare  la vicenda di re Riccardo , personaggio che incarna il male in senso universale, nel suo periodo storico , all’ultimo atto della guerra delle due rose. Un lavoro, quello di Francesco Niccolini, liberamente tratto dal Riccardo III di William Shakespeare, con un’operazione che Vermiglio ha definito , fino dal titolo, non banale . Riccardo 3, quindi, non sarebbe Riccardo III, ma pur tuttavia la sua vicenda emerge completamente e Niccolini, autore di molti testi di attualità, non lo attualizza, ma gli fa “ abitare il presente”.  L’ambientazione ( un ospedale psichiatrico o un manicomio criminale) , alcuni oggetti (una siringa, in particolare) raccordano la vicenda del re del passato a quella di un contemporaneo pluriomicida francese, così come descritta nel libro “ L’avversario” di Emmanuel Carrère. La sua , o loro, ( autentica?) conversione e volontà di espiazione rappresenterebbe anche, così,  l’ambiguità del male. Il meccanismo del teatro, secondo la relatrice, funziona perfettamente in questo gioco e sembra abbia funzionato anche nell’opinione del pubblico presente in sala.